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SUXE
"Agglomerato Urbano" - Giugno 2006
Diversamente dalle altre occasioni in cui ho discusso con qualche pittore o scultore, mi è toccato arrancare stavolta per “sfilare” qualche informazione ad un personaggio del genere, del tutto particolare, che non mi ha permesso di impostare l’intervista e l’articolo in modo analogo alle altre volte e come io avrei naturalmente preferito. Forse questo è stato il pegno che mi è toccato pagare per accostarmi ad una di quelle figure che cercavo da tempo, esistenti indipendentemente ed al di fuori della formazione classica, portavoci del loro agire quotidiano, forti di una poetica autodidatta. Ed è proprio dal suo “modo di fare” che deriva la sua vicenda lavorativa: una poetica della velocità e del rischio. Il mondo dei graffiti prende forma ogni volta con modalità veloce per assurgere al compito di ricoprire una superficie (la famosa “surface” nel gergo delle pitture murali), testimonianza della “guerriglia urbana” che Denis cerca continuamente di creare come discorso estetico. “Cerco di andare oltre al solito graffito” dice; e lo si vede subito quando si guardano le sue immagini. Infatti gli chiedo “Non ci sono tanti giochi sulla tridimensionalità dell’immagine, vero?”. Lui risponde: “ODIO I GRAFFITI 3D, secondo me sono la rovina. Il graffitto è 2D. Non 3D. Concepisco alla vecchia maniera...amando l'old school. Il graffito è grezzo, sporco, street… marcio... accattivante e volgare a volte... La tecnica è personale, bisogna parlare di gusto”. E su questo non gli si può che dare ragione...
Senza dubbio bisogna prendere in considerazione la dimensione nella quale vive un certo tipo di arte: il suo fare potrà essere ammirato da chiunque (dal punto di vista “sociale”) proprio perché si trova ovunque. “Il graffito è qualcosa di selvaggio, crudo ed a volte porta con se un messaggio violento”, ed è per questo che nell’ambito del suo repertorio troviamo immagini che, naturalmente fanno riferimento al vivere contemporaneo, ma lo fanno lavorando sulla persistenza nella memoria di un pensiero diretto e ricorrente: a volte troviamo dei semplici riferimenti alla sfera urbana, altre volte la poetica si sposta sulla retorica del simbolismo o del surrealismo, oppure ancora tramite le metafore più comuni della sfera immaginaria si risale a significati atavici, remoti ed eterni.
Il fatto che le superfici dipinte siano prevalentemente costituite dai muri delle case, dalle facciate di palazzi o comunque da luoghi di pubblica utenza non permette scuse agli estranei dell’arte pittorica: chiunque può assistere al magico gioco d’azzardo che ogni volta ci si materializza davanti, i colori di Denis sono brutalmente presenti quando si prende un treno o quando si beve un caffè e ci fanno riflettere appunto su tutto questo continuo “accumularsi” di eventi nella nostra contemporaneità, domandandoci se forse quelle strane figure non siano più reali del mondo stesso in cui siamo inglobati e delle sue caratteristiche.A.C.
INTERVISTA
1. Allora Denis, conoscendoti so che hai iniziato a fare arte diversi anni fa, esprimendoti con la musica;...forse dopo qualcosa è cambiato. Puoi descriverci un percorso approssimativo includendo ciò che facevi prima e paragonandolo a ciò che fai oggi?Non rispondo. Non c'entra un c***o! ahahaha lo faccio tutt'ora con la musica ma non è inerente e poi non posso paragonare nulla, non riesco proprio. Riformula.
2. I tuoi graffitti sono in un certo senso particolari rispetto a quelli che si vedono di solito. La prima cosa che balza all'occhio è che la tecnica non riporta ad una immagine tridimensionale. Come mai? E’ una scelta voluta? E perchè?
Perchè semplicemente seguo e apprezzo il movimento "old school" nei graffiti…adoro writers americani come Futura2000, Rhyme...credo che il graffito sia un qualcosa di selvaggio, crudo, a volte anche messaggio violento...accattivante… ecco uno dei motivi principali nella scelta del 2d, semplice, d'impatto ma senza trascurarne la tecnica e la pulizia… credo sia un buon compromesso per esprimere ciò che penso.
3. Cosa possiamo dire allora del tuo percorso artistico? Quando inizia, come ha origine e secondo quale traiettoria si sviluppa ? Insomma, cerca un pò di fare una piccola biografia di questa creatura artistica.
Nome artista: SUXE - Crew (gruppo d'azione): IST (IN/STALLA/TORI). Iniziò all'età di 16 anni, a scuola... solite cose... lo sviluppo c'è stato successivamente, all'età dei 20 anni all'incirca… solo lì iniziai a creare qualcosa di concreto sui muri della città identificandomi in un personaggio ben definito. Il resto è tutta conseguenza, esperienza, fatica... ogni giorno si pensa sempre a qualcosa di nuovo da fare, mai fermarsi... ora ti dico così, domani chissà… che potrei dirti!!!!..(risate)4. Dimmi cosa è per te l' Arte.
Non mi definisco artista. L'arte? non definendomi tale, mi risulta difficile rispondere ad una domanda così "difficile"… ahahah!... beh, Arte è ingegno, creatività, estro... è comunicare con la società, è qualcosa di personale che l'individuo sfrutta come oggetto di propaganda... stop.
A.C.
OPERE:
VIDEO:
http://video.google.it/videoplay?docid=-595054542829727349&q=1ST+CREW
http://video.google.it/videoplay?docid=6402977787468454994&q=1ST+CREW
http://video.google.it/videoplay?docid=1246372855279384199&q=1ST+CREW