English Version - Home - Recensioni - Articoli - Outbreak Of Sickness - Art Gallery - Eventi

 

 

MARCO PINNA

Ed eccoci arrivati alla nuova ondata di elaborati per DaLynx, con grande piacere mi rimetto al lavoro dopo il vuoto (che non è un bene, dato che mi fa capolino il ricordo di una pubblicità di una marca di macchine fotografiche: si faceva riferimento a tutte le foto che uno non fa nella sua vita, come che fossero delle registrazioni che vengono meno, che mancano!), dopo l’abisso che si è insinuato, dopo il tempo che è trascorso dall’articolo che avevo preparato per questa sezione artistica: l’arte occupa spazio, occupiamolo!
Proverò ad imporre uno schema all’interno del discorso riguardante il nuovo artista che vi devo qui presentare per creare una specie di simmetria con l’articolo precedente, per creare una continuità, in modo che il fluido tra di noi si materializzi; il fluido tra emittente e ricevente, il fluido elettrico che vibra tra gli interlocutori!
Siamo sempre all’interno dell’ambito “intimo” della sfera personale, della sfera umana, l’artista racconta sempre un qualcosa di contemporaneo … ma con i filtri della sua griglia autobiografica. L’occhio del mondo, l’occhio che vede il mondo è non solo il suo occhio, ma anche il suo corpo, il suo essere! Si sta trattando sempre di quel famoso “tasso emotivo” di cui parlavamo precedentemente, proprio perché vogliamo configurare un insieme di situazioni che richiamino questo tipo di espressioni stilistiche.
Marco Pinna lavora con una pratica vecchia di secoli: la Pittura. La Pittura è una situazione quotidiana in cui si gestiscono momenti esistenziali che si fondono, ed entrano a far parte dell’opera. Qualsiasi vibrazione, emozione o stato d’animo sono candidati ad entrare in questa sfera: l’opera è rimasta da decenni all’interno di una certa concezione, e l’informale lo insegna e lo conferma più volte, come se fosse un referto che prova il passaggio dell’uomo all’interno della natura. Senza dubbio non manca un certo modo di fare “Riflessivo” che connota questo insieme di opere, tutte appartenenti allo stesso periodo, ma c’è anche un risvolto istintivo che predispone forme e colori di getto, con la passione di un individuo che sente vociferare dentro di se il demone pittorico.
L’uomo necessita di operazioni che possono essere di tipo biologico, mentale e quindi anche meccanico e lavorativo che lo portano alle sue soddisfazioni, da quelle più grandi a quelle di più piccolo conto; questo tipo di attività è attenta, continua, puntuale e viene portata avanti seriamente. Ancora, emerge il rispetto del proprio Lavoro, come clausola tra le più importanti per la stessa sussistenza di esso. Molto interessante la sua ostinazione nel formulare la sua pittura, anche a livello quantitativo, oltre che qualitativo.
Attraverso questo colloquio con l’artista scorgeremo un disegno della sua silhouette psicologico-emotiva che ci aiuterà a cogliere il suo tipico modo di intendere il Lavoro! L’intervista è stata raccolta a più riprese, sia colloquialmente che per iscritto!

A.C.


1) Ciao Marco, come prima cosa analizza brevemente il percorso artistico da te intrapreso sino ad ora. Parla delle esperienze a livello istituzionale e non.

- Ciao Antonio, innanzi tutto ti voglio ringraziare per il tempo che mi stai dedicando. Allora, principalmente è stato il fattore paura a farmi scoprire ciò che non conoscevo e soprattutto a farmi superare i miei limiti, dato proprio dalla curiosità che ho sempre considerato come base della conoscenza; da questo ne ho ricavato sempre grande esperienza ponendomi sempre domande. Molti letterati, nella fase formativa, non sopportano il fatto di scrivere e di fare esercizi di lettura e scrittura. Nel mio caso era la pittura invece. Ciò è nato quando poi dalle scuole medie ho sentito il bisogno di approfondire sempre più accuratamente questa curiosità. La cosa sorprendente è stata che la mia evoluzione è nata dai miei errori e gli errori hanno portato a dei cambiamenti, e a loro volta a prefiggermi degli obbiettivi. Per me la pittura, in tutta la mia fase formativa è stata come una ragazza e dipingere diversi stili pittorici è stato come avere varie ragazze, le ragazze giuste che al momento giusto mi facevano stare bene. E’ per questo che io cambiavo sempre generi pittorici e stili pittorici, perché più mi impratichivo e più ero attratto con grande passione finche tutto ciò si è trasformato in desiderio e necessità, e quotidianamente dipingo come bisogno fisiologico. Nei periodi che, per lavoro, ho interrotto l’attività pittorica è stato come un qualcosa che mi è mancato, emotivamente, come stare per tanto tempo lontano dalla tua casa, o dalla tua ragazza, da qualcosa che è a te caro comunque. Le difficoltà sono state tante, quanti i sacrifici ed i fallimenti ma anche le soddisfazioni che hanno avuto lo stesso peso nella bilancia, ma è sempre stato il desiderio di migliorarsi e perfezionarsi nella propria pratica che hanno portato sempre a superare le varie fasi che costituiscono i periodi di riflessione ed assenza per coloro che dipingono.

2) Ricordi qualche episodio lampante che ti abbia convinto a portare avanti la tua passione negli anni ed ad esserle appunto “fedele”, come tu stesso dici ?

- Sono stati due: il primo alle scuole medie quando alcuni miei compagni più grandi si divertivano a rompere i miei lavori e a cancellarli, non solo per un fatto di “bullismo” ma anche per un fattore forse di gelosia. Il secondo alle elementari. Le maestre dovevano farci dipingere tutti di un solo verde. Io lo personalizzai solo per essere felice.

3) Ogni artista adotta una griglia di temi fondamentali da trattare, snocciola un problema e lo riporta cercando di forgiarlo attraverso la propria tecnica in modo che esso blocchi il suo momento essenziale. Quali sono per te gli spunti basilari dai quali parti prima di prendere un pennello in mano? Parlaci un po’ dei “fili conduttori” di questa tua pittura.

- E’ uno solo: la luce artificiale dei lampioni di notte. E’ sempre stato il mio sogno ritrarre alla perfezione l’atmosfera notturna ed io come “osservatore” desidero raccontare nel mio diario di bordo ogni sensazione notturna, ogni istante che ho sentito. Lo spunto principale? Le vetrate delle chiese gotiche che rielaborano la luce del giorno per illuminare piccoli spazi oscuri.

4) Io ho apprezzato una linea della tua pittura che mi interessa molto nell’arte del dipingere. Correggimi se sbaglio, ma mi sembra che anche tu sfrutti la teoria di un Paul Klee della “pittura come scrittura”. Cosa mi potresti dire in base a ciò? E cosa signica questo artista e cosa ha significato per te dal punto di vista estetico (sempre che significhi qualcosa)?

- Paul Klee è il migliore degli insegnanti perché insegna a colui che sa leggere la capacità di saper produrre e saperlo trasmettere anche se ad un pubblico limitato perché non tutti sanno leggere l’arte. C’è molto analfabetismo tuttora. Paul Klee comunque insegna a leggere e a scrivere come un buon maestro elementare perché non tutti si esprimono con la scrittura. C’è chi lo fa con le note musicali e chi lo fa col pennello, o scalpello o in mille altri modi. Queste sono tutte chiavi di lettura, interiori ed esteriori.

5) Marco Pinna allievo dell’Accademia Di Belle Arti, tasti dolenti e piccole glorie.

- L’istituzione accademica per me è deprimente perché uno studente non ha gli spazi e nemmeno gli orari appropriati per il proprio lavoro. Voglio dire che una accademia dovrebbe rimanere aperta dalla mattina alla sera, e non solo la mattina O la sera. Tale tempo non è costituito da tre ore in cui puoi lavorare con difficoltà ma la giornata lavorativa dovrebbe essere costituita di otto ore. Uno studente accademico dovrebbe avere libero accesso di lavoro in laboratorio perché solo così potrebbe iniziare a sentirsi un professionista, e non trattato da bambino di asilo nido che senza insegnanti non può lavorare.

6) Prendiamo ad esempio un tuo lavoro a caso. Quali sentimenti prima di realizzarlo, durante e dopo (quando è pronto per essere esposto e dato in pasto al pubblico che lo fruisce)?

- Inizialmente è rabbia, è profondo desiderio di andare sempre oltre. Nella sua realizzazione cerco sempre di non allontanarmi mentre dipingo perché non sento soltanto il fatto di immergermi, è il fattore del coinvolgimento e dell’intensità che mi portano a raschiare in un abisso e scavare sempre dentro finche non trovo la luce nel supporto ed essere fedele a ciò che vedo interiormente. Solo così posso avere una visione più dettagliata possibile. E’ come quando bacio, non voglio mai allontanarmi, e sin quando non ho finito il pennello lo pulisco solo per dare un’altra velatura sempre più intensa. Quando dipingo non devo sentire il peso dell’orologio, può essere in camera mia, può essere in garage, può essere all’aria aperta. Quando ho fatto l’esempio dell’amore tra me e il pennello volevo riferirmi appunto a questo tipo di rapporto molto complesso. E’ un dialogo muto. Soprattutto è importante per me vedere non subito il risultato ma come procedo per quel risultato. Ogni giorno ci deve essere una nuova intensità e se quel risultato mi stufa allora devo essere consapevole innanzitutto di cambiare o di perfezionarmi e solo così riesco a visualizzare ciò che va bene e ciò che va male. E’ l’errore che determina la precisione; alcuni sono ossessionati dal fattore che la tecnica sia soltanto un mezzo per raggiungere un fine. Per me la tecnica è la capacità di evolvere ed il sistema per registrare la durata del lavoro negli anni.

7) Cosa puoi dire rispetto all’ambiente culturale e artistico del posto in cui vivi: esiste qualche iniziativa alla quale hai partecipato o hai collaborato? Che tipo di situazione si prospetta per un ragazzo che come te ha piacere a lavorare con l’arte? Quali gli spazi, quali modalità.

Purtroppo non sei tu a decidere ma sono sempre gli altri a decidere per te. Non è un discorso da rassegnato ma è un discorso di società e di costume. Si preferisce investire su una situazione che abbia un riscontro sul mercato. Un ragazzo di ventidue anni non potrebbe permettersi l’allestimento di una mostra ed è per questo che io per finanziare la mia ricerca agisco anche nella pittura decò, nel tromple l’oeil perché lavorando in senso pittorico decorativo io costo meno in questo mestiere, rispetto ad un professionista affermato e perciò da ragazzo posso finanziare così la mia pittura ed i miei studi.
Per anni ho lavorato nella ristorazione ma è stato diverso lavorare ed assumere commissioni importanti (come set cinematografici, locali, set televisivi, interni per arredamenti e ritratti) con qualcosa che era una esigenza, un arricchimento. Preferisco guadagnare dei soldini dipingendo per il continuo di ciò che mi piace ma anche per un mio fattore personale: il contrario sarebbe come scendere a compromessi con me stesso. Se io non facessi quello che voglio fare starei male.

8) Con l’ultima domanda ti propongo di dare la tua visione di arte per eccellenza. Che cosa è per te? Ci salutiamo e buon lavoro con i tuoi pennelli.

- Delacroix disse: “Ogni mattina mi alzo per andare al lavoro, corro e mi affretto come ai piedi dell’innamorata più cara”.

Gallery