![]() |
| English Version - Home - Recensioni - Articoli - Outbreak Of Sickness - Art Gallery - Eventi |
Gabriele Pirodda
INTERVISTA
Il contesto in cui agisce un artista dei giorni nostri è ovviamente ed inevitabilmente influenzato dalle pressioni esterne al proprio essere. Gabriele Pirodda agisce in modo che questo fenomeno sia chiaro e palese nelle sue opere .
Come lui stesso racconta, il suo lavoro prende spunto da emozioni che sono state vissute in prima persona e sono riversate nella realizzazione di questa sua installazione a forte tasso emotivo per lappunto, installazione che ricorda le figure emblematiche del maestro Juan Munoz, e che si serve di operazioni riguardanti la scultura nella tecnica del modellato e di materiali noti allautore come la comune argilla ma anche altri di derivazione industriale come lespanso e le resine acriliche.
Da ciò che si può trarre dalla fase preparatoria di questi omini plasmati nellaria e dallaria comparsi inspiegabilmente, sembra che G.P. applichi una sua griglia analitica concernente le sensazioni derivanti dal suo vivere inquieto attentamente filtrate da un punto di vista creativo sviluppato sulla propensione per la figuratività ma senza tralasciare quegli aspetti che portano lapplicazione a ritrovare soluzioni espressive funzionali e funzionanti.
In un certo senso possiamo parlare anche, perché no, despressionismo ma sempre riferendoci alle suddette soluzioni che portano ad un risultato in cui distinguiamo il tema affrontato dallartista ed il mezzo espressivo selezionato dal suo gusto per esprimerlo.
Contenuti autobiografici ma narrativi di linee comuni a molte realtà, se si pensa alle vicissitudini di una persona determinata ad operare nel campo dellarte; soluzioni formali contemporanee, proposte dal continuo inflazionato calderone delle tendenze innovatrici e avanguardiste, rivedute con lo spirito di una importante presa di coscienza della copiosa produzione rispetto alla possibilità di fruizione della medesima .
Un contemporaneo epitaffio rispetto alle regole del classicismo marcio ed infertile, progressivamente deciso alla costruzione di nuovi stili moderni ed accattivanti.
Direttamente dallAccademia Di Belle Arti di Sassari introduciamo un personaggio che già da diverso tempo si impegna nelle applicazioni le quali uniscono operazioni di elaborazione plastica e pittorica per generare prodotti legati ad una poetica concentrata sullo studio degli spazi e della collocazione di alcune sculture entro di essi.
Intervista : Gabriele Pirodda
1.Allora Gabriele, da cosa nasce lo stimolo per questi tuoi lavori?
- Personalmente ritengo che non sia una cosa facilissima cercare di spiegare le proprie opere, soprattutto nei confronti di profani.
Questo perché nella creazione artistica, oltre allo studio e lapprofondimento, concorrono alcuni elementi spesso inconsci e totalmente suggestivi; a questi elementi è necessario aggiungere il valore della scoperta, che non è poco.
Come afferma Cèzanne, lopera nasce da una fusione di conoscenza ed emozione.
Per quanto mi riguarda, è stato fondamentale informarmi su di lui. Sul suo plasticismo, sul modo che egli aveva di utilizzare forme composte, ma allo stesso tempo deformate. Deformazione evidente nel mio lavoro, causata da uno spazio che preme sugli oggetti, o meglio da una realtà che preme con forza, sino a deformare la sostanza della materia. Io penso che questa materia sia plasmabile e deformabile, come gomma o chewingum .
Inoltre, ho cercato una sintesi nella costruzione dei personaggi, una semplificazione dei volumi, proprio come egli affermava.
2. Cosa vuoi comunicare con le tue sculture, sempre che si tratti di comunicazione?
- I personaggi da me creati in terracotta, fanno parte del mio bagaglio di esperienza e conoscenza. Cioè sono esseri che riflettono scene di vita quotidiana, persone e situazioni da me conosciute e vissute personalmente. Intendo dire, che i personaggi da me creati, sono per certi versi lo specchio di me stesso e del mondo che mi circonda. Uno specchio però che mi restituisce unimmagine nuova, modificata, accresciuta delle mie sensazioni e conoscenze.
3. Essendo tu uno studente dellAccademia di Sassari, cosa puoi dire della tua esperienza allinterno di questo istituto?
- Ritengo che lAccademia di Sassari sia uneccellente accademia e che non abbia niente da invidiare alle altre accademie presenti in Italia. Questo perché ho potuto constatare di persona la situazione di alcune accademie italiane. Per quanto concerne lorganizzazione e la disponibilità di spazio per lavorare, lasciano desiderare.
Essendo quella di Sassari una piccola accademia dove il numero degli iscritti ai vari corsi è relativamente basso , questo fatto ha il pregio per gli studenti di essere seguiti meglio dagli insegnanti , alcuni davvero molto bravi e preparati nel loro campo .
Di contro, cè il fatto che quello che può vedere e conoscere uno studente dellaccademia di Sassari, sarà sempre inferiore di quello che potrà assorbire uno studente di Milano, Firenze, Roma, questo perché gli stimoli esterni allaccademia (mostre, musei, convegni) sono notevolmente ridotti nel territorio isolano.
4. Personalmente ti posso dire di aver trovato nei tuoi lavori un richiamo a Munoz. Tu cosa ne pensi?
- Gli omini da me rappresentati, mediante la tecnica del modellato, ritengo che abbiano un loro peso fisico, che necessitino di uno spazio adatto da invadere. Lo scopo della rappresentazione è indurre nello spettatore una qualche sensazione di sconcerto psicologico. Lespressività dei personaggi e il loro numero elevato sono fondamentali.
Si è vero, per alcune caratteristiche che ho elencato mi sono ispirato alle installazioni figurative dello spagnolo Juan Munoz.
5. Hai partecipato a qualche mostra in cui hai inserito queste opere?
- Si ho partecipato ad una mostra con questo tipo di lavoro (LibrandondA.), e fra poco dovrò partecipare ad unaltra (Giovani & ArtistindA.). Sono delle mostre a carattere collettivo e studentesco.
Posso ritenermi soddisfatto della prima mostra. Sembra che il pubblico abbia gradito la mia opera che ho installato in un ambiente inusuale quale è un ascensore. Ho potuto notare che uno spaizio come quello dellascensore poteva prestarsi particolarmente bene allinstallazione della mia opera, perché accentuava un certo senso di alienazione e di ambiguità.
6. Cosa è per te larte?
- Per me larte è comunicazione, e trasmissione di emozioni, stati danimo, idee, è qualcosa che deve stupire ed indurre a riflettere su quello che ci sta attorno.
Credo che sia il mio mondo, perciò lo ritengo importante e voglio sforzarmi di farne parte, nel migliore dei modi.By A.C.
Gallery