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Quando lo scorso 15 aprile un mio caro amico mi ha telefonato informandomi della “presunta” morte di Peter Steele, mi sono immediatamente precipitato su internet per capire ciò che stava succedendo. All’inizio ho pensato ad uno scherzo (come già fatto in passato dallo stesso Steele quando nel 2005 iniziò a circolare sul web la foto di una lapide con inciso il suo nome) ma ahimè, di fronte a nessuna smentita e anzi al messaggio di cordoglio espresso prima dalla casa discografica dei Type O Negative (la tedesca SPV) e dagli stessi membri del gruppo newyorkese in seguito, ho capito di trovarmi di fronte ad una crudele realtà. |
| Peter
Steele (vero nome Peter Ratajczyk) muore così il 14 aprile
2010 a soli 48 anni per quella che sembra essere stata una insufficienza
cardiaca (al momento non si hanno altri particolari). |
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| Nel 1990, dopo lo split dei Carnivore avvenuto l’anno prima, fonda assieme all’amico e batterista Sal Abruscato i Subzero, reclutando Kenny Hickey alla chitarra e Josh Silver alle tastiere (vecchio amico d’infanzia nonché già suo compagno nei Fallout). Il gruppo viene rinominato in seguito Type O Negative quando per puro caso Steele legge un annuncio pubblicitario nel quale un’associazione offriva una buona retribuzione per chiunque donasse sangue del tipo 0 negativo. |
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Nel corso della loro
ventennale carriera pubblicano sei album (oltre a un falso-live, una raccolta
e due dvd) tutti assai differenti tra di loro. Questo è sempre
stato il vero punto di forza del gruppo, ovvero sapersi reinventare ad
ogni occasione, senza mai snaturare la loro natura ma anzi sperimentando
sempre nuove soluzioni usando la musica come valvola di sfogo per tutta
la negatività accumulata. Come dichiarato dallo stesso Steele:
“Meglio fare un disco che richiede molto tempo
e sforzi, ma che contiene belle canzoni. Piuttosto che realizzare una
cosa affrettata e buttare giù un po’ di roba solo per fare
contenta la casa discografica”. |
| Immediatamente i T.O.N. vengono innalzati a nuovo gruppo da odiare a causa anche dei loro testi affatto benevoli con il prossimo. Lo stesso Steele fa di tutto per risultare antipatico e scomodo con dichiarazioni del tipo: “Odio tutte le razze in modo equo, perché è con l’umanità nel suo insieme che ce l’ho”. In realtà l’album non è altro che il grido di dolore di chi conosce i bassifondi della vita e non sa come venirne fuori. Secondo il critico musicale Piero Scaruffi "Slow, Deep and Hard" è il miglior album heavy metal di tutti i tempi. |
| Francamente non mi sento di condividere appieno tale affermazione però da sincero ammiratore del gruppo considero quest’album un piccolo capolavoro sia musicale ma soprattutto lirico, con testi zeppi di doppi sensi e affilate ironie, una gemma nera e delirante della musica rock dove Peter Steele si prende gioco di tutto e di tutti. L’ironia è sempre stata un elemento essenziale nei T.O.N. come Steele ha ricordato più volte: “Ridere è molto importante, sempre che lo si faccia delle proprie disgrazie e mai di quelle altrui”. L’unione del gruppo non è mai venuta meno in questi venti anni, con un solo cambio di formazione quando Sal Abruscato lasciò i nostri subito dopo l’uscita di 'Bloody Kisses' per entrare nei Life Of Agony ed essere rimpiazzato da Johnny Kelly. |
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| Ciò dimostra un grande affiatamento fra i membri della band e soprattutto una democrazia interna fuori dal comune dove Peter Steele non è assolutamente un despota come si potrebbe pensare. Colpisce anche il fatto che non si siano mai rivolti ad un produttore per registrare i loro lavori ma anche qui Steele ha sempre avuto le idee chiare: “Suono il basso da trentacinque anni e faccio dischi da quando ne avevo sedici. Penso di avere abbastanza esperienza da potermi permettere di fare le cose a modo mio con la mia band”. |
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| Senza dubbio un uomo tutto d’un pezzo Peter Steele, poco avvezzo ai compromessi come quando rivolge accuse pesanti ai medici che dovrebbero curare il diabete della madre: “Prometto una cosa: se la uccideranno giuro che cercherò tutti questi dottori invischiati nella faccenda, li aspetterò davanti ai loro costosi studi e li massacrerò di botte. Si, li manderò all’ospedale uno ad uno. Si ricorderanno a lungo di me. Quant’è vero che mi chiamo Peter Steele!" |
| Il Sistema sanitario americano è
tanto criticato dal gruppo, da scrivere un intero album sulla faccenda
ovvero quel 'Life is Killing Me' (2003)
che sembra proprio sorto in una corsia d’ospedale. Il tour che seguì
vedeva infatti i nostri esibirsi indossando camici verdi da infermieri
con nel retro la scritta ‘New York City Hospital’ (chi nel
giugno 2003 era al Parco Nord di Bologna ricorderà senz’altro
i quattro uomini verdi). |
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| Oppure di mostrare la sua sincerità quando nel 2003 alla scadenza del sodalizio con la Roadrunner non ebbe timore di affermare: “Il prossimo contratto che firmeremo sarà soltanto una questione di soldi. Nel gruppo abbiamo bambini e famiglie da portare avanti. Se arrivasse una major offrendoci un contratto da due milioni di dollari, saremmo degli stupidi se rispondessimo ‘No non ci interessa, viva l’arte’. Quei soldi invece sistemerebbero le nostre vite, forse per sempre". |
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Non ha avuto paura di mostrare il suo lato più intimo: “Il
mio sogno è isolarmi. Sono solo un ragazzino rinchiuso in un grande
corpo. Ho paura di tutto. Sogno di nascondermi, di mettermi in un angolo,
succhiarmi il pollice e non rispondere a nessuno. E non vedere più
il sole”. |
| Peter Steele
era un musicista straordinario, con un enorme talento, ha sempre portato
rispetto e gratitudine verso i fans. La sua musica ci ha fatto disperare,
ci ha fatto sorridere, commuovere, persino incazzare. Ma a noi mancherà
l’uomo prima ancora dell’artista: personaggio eccezionale,
tanto schivo quanto cordiale, capace di zittire chiunque con lo sguardo
ma anche di far sbellicare dalle risate nel narrare le sue disavventure. by PITORO |