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Nellimmaginario collettivo la figura dellanticristo ha sempre
indossato i panni dellindemoniato votato alla dissacrazione dellordine
religioso(cristiano) precostituito in una comunità. La storia sociale
risulta essere stracolma di casi in cui il possesso dellanima di
qualche sventurato da parte di presenze demoniache ha raggiunto
gli onori della cronaca. Immaginario alimentato, il più delle volte,
da chi strenuamente si diletta ad interpretare il significato che il Nuovo
Testamento dà di quellappellativo(anticristo che contrasta
il Cristianesimo nel suo apparato istituzionale, non il Demonio
o Satana che si manifesta tanto per creare scompiglio tra
i fedeli). |
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Riconducibile a questa ultima figura di cui sopra è lopera di Roman Polanski, il quale detiene sicuramente lo scettro del cineasta che più ha saputo rappresentare non tanto propriamente la figura dellanticristo quanto tutti gli umori e le emozioni che una storia sul genere è capace di suscitare. Infatti, con Rosemarys baby (1968), pellicola in cui realismo, inquietudine ed umorismo crudele si alternano con profondità e giudizio, Polanski riesce a donare alla sua creatura un risvolto così dannatamente psicologico tanto da farci toccare con mano linteriorità di un personaggio e, nonostante tutto, lumanità , come Rosemary (interpretato da una giovane Mia Farrow), la quale passa dallorrore (e prima ancora dagli incubi e dal dolore durante la gravidanza) provato alla scoperta del figlio luciferino al successivo istinto materno che la porta a dondolare la culla nel finale del film. |
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Quasi volesse essere il proseguimento in quanto ad anticristo ora cresciutello è il più noto (ma non il migliore del genere) Lesorcista (1973) di William Friedkin, che pone laccento, invece, sulla figura della posseduta Regan aka, ormai arcinota, Linda Blair. Laspetto che padroneggia il film è sicuramente limpatto visivo (buoni gli effetti speciali), anche se, volutamente o meno, fattori sociologici, purtroppo poco sviluppati, sono ben presenti. Ad esempio la sconfitta della scienza che non riesce a spiegare il comportamento bizzarro di Regan, il ricorso alla Chiesa e ulteriore sconfitta della madre (atea) ed una chiara sconfitta della società in quanto la possessione si manifesta come valvola di sfogo alle paure ed alle difficoltà quotidiane. |
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Il tema della vita che nasconde la morte e viceversa, invece, ripercorre Il presagio (1976) di Richard Donner, film in cui un diplomatico americano, Robert Thorn (Gregory Peck), scopre che il figlio adottivo, il celeberrimo Damien, è lanticristo narrato dal libro dellApocalisse. Figlio scambiato e nato da una madre morta durante il parto per ovviare alla morte del proprio nato morto ed ai dolori della moglie che tanto desiderava un figlio. Horror puro, morboso, senza tanti risvolti extra che magari si prende troppo sul serio ma che riesce ben a rappresentare una terrificante tensione che perdura lungo tutto la pellicola. Una tensione che andrà scemando, purtroppo, nei seguiti La maledizione di Damien (1978), Conflitto finale (1981), e The Omen IV: qualche interessante spunto allinterno di un panorama riciclato al peggio. |
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La settima profezia (1988) di Carl Schulz è forse lunica produzione in cui al prospetto dellavvento della nascita dellanticristo in ogni parte del mondo si manifestano catastrofi naturali e manifestazioni paranormali coinvolgendo le sorti dellintero pianeta: le sette profezie prima dellavvento dellApocalisse. Aby (Demi Moore), crede di stare per partorire lanticristo, ma il suo sacrificio, la sua morte e la sua raggiunta fede saranno lobiettivo che farà nascere vivo il proprio figlio. Belli gli effetti speciali, non altrettanto le argomentazioni, ma un film che si lascia guardare con piacere lanciando più di un argomento di discussione. |
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LItalia di certo non poteva farsi mancare la partecipazione al filone, soprattutto considerata la fervida produzione anni 70 in tema di film horror-gore. Alberto De Martino consegna ai posteri due pellicole: Holocaust 2000 (1978), in cui il tema del nucleare sposa quello demoniaco ma sviluppato in modo abbastanza superficiale e scontato (il figlio di un industriale il quale desidera costruire la centrale nucleare più grande al mondo è lanticristo che si impossessa dei piani del padre ed assume la direzione dellindustria: attraverso lenergia nucleare desidera distruggere il mondo), Lanticristo (1974), storia in cui psicanalisi e possessione si fondono tuttuno dando vita ad un film interessante ma poco convincente (lo scavo nel subconscio della protagonista attraverso lipnosi arriva fino a secoli addietro). Insomma, un universo che traspare dallo schermo di zolfo che ha sempre offerto materia per gli occhi e distribuito paure, riflessioni e dibattiti. |
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Un universo che percorre trasversalmente la storia del cinema da quell'introvabile "La settima vittima" (1943) di Mark Robson considerato precursore del filone "demonaico" fino ai più recenti "The Calling" (2000) di Richard Caeser ed al patinatissimo "Lost Souls" (2000) di J. Kaminski. Un universo che ha avuto il pregio di affrontare un tema scottante e che ha indotto alla riflessione oppure al risveglio di paure primordiali suscitate dalla visione di certe scene (si narra anche che durante la visione de "L'esorcista" siano stati in molti a dover ricorrere al bagno per depositare i loro vomiti magari ispirati da quelli verdastri della Blair ) e che spesso ha esulato dal volere essere solamente e propriamente "horror". Probabile che Illuminismo e Positivismo (e "qualche" filosofo) abbiamo sortito un buon effetto involontario ed abbiamo trovato la loro manifestazione attiva e visiva proprio in questo filone (la negazione di Dio e la destabilizzazioni di tutti quei valori religiosi che si celano abilmente dietro i cosiddetti "valori civili"). Inoltre, un tabù da sfatare per generare una rilettura di un genere che avrebbe da proporre altre argomentazioni che non le solite critiche bigotte di chi vuole etichettargli "un modo irrisorio e gratuito" per andare "contro". |
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by Andrea Punzo |