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BIG FISH
di Tim Burton
Produzione USA – 2003 – colore – 125 min.


Cast: Ewan McGregor, Albert Finney, Bill Crudup, Helena Bonham Carter, Jessica Lange.

“Big Fish” è una favola di buoni sentimenti. Ma è anche una favola fantastica come nello stile di Burton, regista visionario, ipercreativo, il quale, con questo nuovo film, raggiunge finalmente l’ispirazione più riuscita della sua carriera. Dopo il brutto ed inutile remake de “Il pianeta delle scimmie”, unica macchia all’interno della sua filmografia, Tim gira una storia surreale a volte al limite del grottesco, ma con una profonda coscienza del mezzo tecnico e del talento di cui dispone, e si spinge là dove non aveva mai osato in precedenza in modo cosi inequivocabile, ossia, verso la commozione. Niente di stucchevole, la melassa è ben lontana, ma pura è semplice commozione in un finale che lascia senza fiato e con le lacrime agli occhi.
Proprio gli occhi hanno di cosa estasiarsi e la spensieratezza è ben coltivata, ma un punto cruciale del film consiste nella riflessione sulla paternità ben incastonata nella sua struttura sognante.
“Big Fish” è la storia di un raccontatore di storie patologico, ne ha una pronta per tutte le occasioni, anche durante il matrimonio del figlio, momento in cui avviene il definitivo e momentaneo distacco tra i due.
Ma Edward Bloom (un bravissimo Albert Finney, “Erin Brockovic”), si ammala gravemente, ed al suo capezzale la moglie Sandra (Jessica Lange), chiama il figlio Will (Bill Crudup), il quale dopo il matrimonio era andato a vivere a Parigi con la moglie.
L’astio tra i due è sempre poggiato sull’insistenza del padre nel volere raccontare storie inventate, che se non fossero così intrise di immaginazione suonerebbe come delle vere e proprie balle. Will, invece, è un giornalista abituato a raccontare storie vere.
Dopo un percorso a ritroso che ricostruisce la vita di Edward con numerosi flash-back, in punto di morte Will chiede al padre di raccontargli, almeno per una volta, la verità. L’uomo lo accontenta, ma questo ultimo racconto sarà anche quello più entusiasmante e toccante, tanto che il figlio collaborerà alla narrazione, quasi redento per non avergli mai creduto.
E’ stato scomodato Fellini, ed il paragone è calzante. Il film pullula di personaggi strambi, di luoghi incredibili, di situazioni spassose e molto altro ancora proprio come nella vena del maestro italiano.
Ed in questo caleidoscopio di immagini e situazioni, Burton, lascia scorrere la macchina con un piacere devastante, attraversando una sorta di romanzo picaresco fatto di fotogrammi che sfociano spesso e volentieri nel sogno.
Divertente, a tratti geniale, riflessivo, commovente, filmato in maniera elegante con uno sfavillare di colori da abbagliare ipotetici abitanti di pianeti lontani, e non da meno, interpretato in modo splendido dall’intero.
Ci sono tutti gli ingredienti per dichiarare apertamente e senza indugio che:
“Big Fish” è un film I N D I M E N T I C A B I L E!!

by Andrea Punzo (04/10/04)