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Un film che rientra nel filone che narra della guerra in Vietnam ma che
non vuole essere, non è, un film sulla stessa guerra. E un
lotto di singole monografie sulla disperazione, rappresentato da un gruppo
di amici (amicizia di quella virile che si respira nei grandi western)
uniti dal lavoro e dalla caccia ai cervi, uniti perfino in guerra, ma
divisi dai segni che si portano dietro da quella esperienza. Inevitabilmente
ancora uniti dopo la morte di Nick (Walken). Un ritorno, un ritrovarsi
che non sarà mai più lo stesso.
Un film che devasta, sminuzza, affetta lopinione pubblica in materia
di Vietman, e la rende ancora più debole. Si, perché lesperienza
dovrebbe servire, rafforzare, rendere unita quella patria che si va a
servire mettendo a rischio la propria vita, rendere salda lamicizia
e quello che ne consegue. Ma il finale (in cui il gruppo intona God
Bless America), che apparentemente non sembra, è tuttaltro
che consolatorio. Non si muore in guerra ne Il Cacciatore,
motivo per cui si potrebbe anche andare orgogliosi o quanto meno farsene
una ragione, ma si muore a causa dello squilibrio interiore che la guerra
nutre, insegue, fin dopo la sua conclusione (personale conclusione con
il congedo in questo caso). E non basta lamico di sempre, la sua
sfida, la sua vita puntata sulla stessa ruota della morte messa a repentaglio
per salvare la tua, lo specchio di tutto quello che cera prima che
arrivasse la chiamata alla armi. No, non basta.
Cimino focalizza il suo lavoro su ogni singola personalità dei
personaggi, e da un film corale ne ricava uno, più importante,
che dirige con disarmante minuzia psicologica: Michael (De Niro), il decorato,
lunico che ritorna a Clairton, armato di lealtà anche durante
le battute di caccia (un colpo solo
un colpo solo),
ma il suo coraggio, il suo atto estremo non servono a nulla per salvare
Nick; Steven (Savage), nonostante la debolezza di spirito, sopravvive
(grazie sempre allapporto affettivo di Michael) in ospedale dopo
avere perso le gambe e dopo avere saputo che la moglie ha avuto un figlio
con un altro, e ritorna in comunità; Nick (Walken), traumatizzato
dalla guerra rimane in Vietnam dove diventa un quotato giocatore della
roulette russa, trasformato in altra persona tanto da non riconoscere
più neanche Michael; Linda (Streep), fidanzata di Nick, riacquista
speranza con il ritorno di Michael e gli offre un improbabile rapporto,
mentre in quel drammatico e mesto finale fa da collante al dolore comune.
Si sgretola lo stato, si corrodono gli affetti, si illude la società
(quella della working class che si spezza la schiena nelle acciaierie)
con valori vacui, e si distrugge lamore universale che va oltre
i sessi. E Cimino mette assieme più spezzoni (la vita in paese,
la caccia, la guerra, il ritorno) con la disinvoltura tecnica tipica dei
cineasti che narrano per il piacere e la libertà di farlo e non
per compiacenza.
183 minuti che ti rendono una persona migliore.
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