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Vadim Perelman, regista di origine ucraina, dopo anni di pubblicità
si affaccia per la prima volta al cinema con un film, a dire il vero,
riuscito a metà. Se non fosse per le appariscenti prestazioni del
duo Kinglsley-Connelly su cui la storia poggia gran parte del suo interesse
tecnico-emozionale, il film rischierebbe, probabilmente, di essere ricordato
solo come una pellicola d'esordio.
Una casa arroccata sulle alte coste della California che guarda da lontano
il mare è il perno attorno a cui si muove l'intera vicenda. Un
luogo dove si consumano speranze ed illusioni nell'attesa di ritrovare
quello che in passato si aveva e che il destino, purtroppo, ha privato.
A contendersela sono Kathy (Connelly), proprietaria dell'immobile abbandonata
dal marito ed ormai in preda alla tossicodipendenza, ed un ex colonnello
dell'aviazione iraniana immigrato con famiglia, Massoud Behrani (Kingsley).
Kathy perde la casa a causa di un errore burocratico, viene messa all'asta
dallo stato e poi acquistata da Massoud il quale, per dare alla famiglia
tutti gli agi cui godeva quando viveva in Iran in una lussuosa villa sul
Mar Caspio, si impegna in un doppio lavoro diurno e notturno. La casa
è l'occasione per ridare alla sua famiglia l'opportunità
di vivere in una grande casa che ricordasse quella della patria natia.
In un crescendo di tensione narrativa che Perelman riesce a tenere a bada
solo grazie all'apporto dei protagonisti, si inscena un conflitto tra
i due che condurrà ad un tragico finale.
La storia ha diversi punti iniziati ma non portati a termine come, ad
esempio, in tema di attualità, le difficoltà di comunicazione
tra due mondi agli antipodi che si incontrano e si scontrano, ha un tema
di fondo non abusato al cinema come quello del possesso di una casa ma
che viene, in questo caso, solo figurato come un pretesto per mandare
avanti il racconto e non un vero e proprio motivo di approfondimento delle
due anime in gioco. E, come altro punto a sfavore del regista, la psicologia
dei personaggi, assolutamente importante se non fondamentale, viene lasciata
quasi del tutto in disparte a discapito di una recitazione più
fisica che trasmette impatto ma non ansia e riflessione.
Sicuramente Perelman ha il merito di non schierarsi con nessuno dei due
contendenti, ma sono questi ultimi che come specchietto per le allodole
danno vigore ad una volontà comune eccessivamente poco chiara tanto
da ridurre la casa ad un trofeo da conquistare per abbattere il passato,
piuttosto come un luogo dove poter vivere e ritrovare serenità
ed un minimo di dignità.
Un film bello da vedere, tratto dal best-seller omonimo di Andre Debus
III, e con qualche scena anche credibile, ma fitto di un lirismo algido
che oltre al distacco crea anche poca, molta poca apprensione per gli
eventi soprattutto a causa di una lentezza narrativa troppo stitica.
Magistrali, comunque, le prove di Connelly e Kinglsley e film candidato
a tre premi Oscar senza vincerne nessuno.
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