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IL PADRINO
di Francis Ford Coppola
Produzione Usa - 1972 - 175 min. - colore


Cast: Marlon Brando, Al Pacino, James Caan, John Cazale, Robert Duvall Talia Shire, Diane Keaton.

Film tratto dal romanzo omonimo di Mario Puzo (che a discapito di molte credenze non è tratto da storie vere) a struttura patriarcale e, come tale, mostra la mafia come era una volta, ancorata all'onore ed alla "giustizia" interna seppur nella sua crudissima realtà.
Ma non è solo un film sulla mafia, anzi, da questo punto partono tutti i temi cari a Coppola come la fede ed il tradimento, la solitudine dell'uomo, Vito Corleone (Marlon Brando) che dinanzi allo scorrere del tempo e al cambiamento fisiologico cui è soggetta la sua "famiglia" non si riconosce più in quel mondo che aveva contribuito a costruire (tema affrontato ancora una volta da Coppola in "Apocalypse Now". Ricordate il colonnello Kurtz?).
Onore, la parola chiave della psicologia di Vito Corleone, lo stesso onore che lo porterà a rifiutare l'appoggio economico alla famiglia Tartaglia per iniziare le gestione del traffico di droga (considerata paradossalmente da Don Vito come "roba schifosa" capace di portare morte a chi ne fa uso). Un rifiuto che scatenerà una guerra tra le famiglie ed una spirale di morte infinita: l'uccisione di Sonny (Caan), uno dei suoi figli, lui stesso sarà ferito gravemente.
Michael (Pacino) decorato di guerra "estraneo" alla condotta dei Corleone, prende le redini della famiglia, fa fuori Sollozzo (il capo dei Tartaglia) ed il capitano (corrotto) della polizia McClusky, e si rifugia in Sicilia dove si innamora di Apollonia. La sposa, ma la stessa morirà in un attentato, tradito da uno dei sicari che gli faceva da scorta. Michael ritorna in America e partecipa ad un summit tra le "famiglie" nel tentativo di porre fine a quella guerra, ma risulterà vano. Sarà nominato "padrino" da Don Vito prima della morte e diventerà definitivamente il capo dei Corleone. La sua guida, ancora più spietata, produrrà altri cadaveri "eccellenti" ed interni alla famiglia stessa.
Ambientato negli anni '40, Coppola sceglie un metodo di narrazione che si discosta completamente dai film di genere e dirige un film sulla mafia trapiantata in America come una rappresentazione teatrale. Infatti, il film gira tutto intorno alle atmosfere ed alle luci (costantemente in contrasto) ed alle interpretazioni. Nessuno gesto tecnico ne innovazioni ma solo una telecamera fissa che riprende lo svolgimento e lo sviluppo della trama.
Grande cura dei dettagli, interpretazioni memorabili, psicologia dei personaggi che meriterebbe una trattazione a parte, ed una struttura d'insieme che si muove compatta e con determinazione senza mai sfilacciarsi per strada e che "calpesta" costantemente lo spettatore senza lasciargli tregua.
Monumentale la fotografia di Gordon Willis, musiche di Nino Rota.
Capolavoro.


by Andrea Punzo (17/01/04)