|
Film tratto dal romanzo omonimo di Mario Puzo (che a discapito di molte
credenze non è tratto da storie vere) a struttura patriarcale e,
come tale, mostra la mafia come era una volta, ancorata all'onore ed alla
"giustizia" interna seppur nella sua crudissima realtà.
Ma non è solo un film sulla mafia, anzi, da questo punto partono
tutti i temi cari a Coppola come la fede ed il tradimento, la solitudine
dell'uomo, Vito Corleone (Marlon Brando) che dinanzi allo scorrere del
tempo e al cambiamento fisiologico cui è soggetta la sua "famiglia"
non si riconosce più in quel mondo che aveva contribuito a costruire
(tema affrontato ancora una volta da Coppola in "Apocalypse Now".
Ricordate il colonnello Kurtz?).
Onore, la parola chiave della psicologia di Vito Corleone, lo stesso onore
che lo porterà a rifiutare l'appoggio economico alla famiglia Tartaglia
per iniziare le gestione del traffico di droga (considerata paradossalmente
da Don Vito come "roba schifosa" capace di portare morte a chi
ne fa uso). Un rifiuto che scatenerà una guerra tra le famiglie
ed una spirale di morte infinita: l'uccisione di Sonny (Caan), uno dei
suoi figli, lui stesso sarà ferito gravemente.
Michael (Pacino) decorato di guerra "estraneo" alla condotta
dei Corleone, prende le redini della famiglia, fa fuori Sollozzo (il capo
dei Tartaglia) ed il capitano (corrotto) della polizia McClusky, e si
rifugia in Sicilia dove si innamora di Apollonia. La sposa, ma la stessa
morirà in un attentato, tradito da uno dei sicari che gli faceva
da scorta. Michael ritorna in America e partecipa ad un summit tra le
"famiglie" nel tentativo di porre fine a quella guerra, ma risulterà
vano. Sarà nominato "padrino" da Don Vito prima della
morte e diventerà definitivamente il capo dei Corleone. La sua
guida, ancora più spietata, produrrà altri cadaveri "eccellenti"
ed interni alla famiglia stessa.
Ambientato negli anni '40, Coppola sceglie un metodo di narrazione che
si discosta completamente dai film di genere e dirige un film sulla mafia
trapiantata in America come una rappresentazione teatrale. Infatti, il
film gira tutto intorno alle atmosfere ed alle luci (costantemente in
contrasto) ed alle interpretazioni. Nessuno gesto tecnico ne innovazioni
ma solo una telecamera fissa che riprende lo svolgimento e lo sviluppo
della trama.
Grande cura dei dettagli, interpretazioni memorabili, psicologia dei personaggi
che meriterebbe una trattazione a parte, ed una struttura d'insieme che
si muove compatta e con determinazione senza mai sfilacciarsi per strada
e che "calpesta" costantemente lo spettatore senza lasciargli
tregua.
Monumentale la fotografia di Gordon Willis, musiche di Nino Rota.
Capolavoro.
|