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GLI SPIETATI
di Clint Eastwood - Usa - 1992- colore - 131 min.

Cast: Clint Eastwood, Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris, Jaimz Woolvett

L’ultimo grande western. Punto.
Ed è un western che rilegge il genere prima, per poi riscriverlo dopo. Riprendendo il tema classico del cavaliere solitario e senza nome già interpretato più volte, Eastwood lo aggiorna dando forma storica e respiro anagrafico al suo personaggio, il quale ha un passato, vive un presente ed avrà un futuro. Ma non è un eroe, non diventerà mai un mito e non sarà mai ricordato come una leggenda.
Ne “Gli Spietati” non c’è posto né per il sentimento né per nessuna giustizia, e soprattutto non esiste Dio. Niente che non siano uomini (e donne) assetati di odio, di vendetta e di violenza.
E la vena crepuscolare con cui è girato ne fa un film decadente e dannato, come Munny (Eastwood), ex fuorilegge messo in riga dalla moglie ormai deceduta e da anni fuori dal giro per accudire la fatiscente fattoria ed i suoi due figli. Fino a quando Kid (Woolvett), pistolero neofita e miope, lo informa di una taglia messa sulla testa di due uomini (che hanno sfregiato una prostituta) dalle donne del bordello del paese.
Dopo l’iniziale rifiuto Munny accetta (i maiali della fattori sono affetti da epidemia), lascia i due figli e contatta Ned (Freeman), vecchio compagno di ventura, e si dirige verso Big Wiskey alla caccia dei “ricercati”.
A Big Wiskey c’è una regola da rispettare: consegnare le armi prima di entrarvi. A farla rispettare c’è Little Bill (Hackman), sceriffo dalle maniere assai dure. Da qui in avanti un crescendo di inaudita ed insensata violenza che porterà al pestaggio, al carcere e poi all’allontanamento di Bob l’inglese (Harris), pistolero arrivato anch’egli in città per la taglia, porterà Munny e Kid ad uccidere i due uomini, condurrà alla morte Ned (deciso a tornare), ucciso da Little Bill.
Saputo della sua morte Munny torna a Big Wiskey per vendicarlo. Entra nel saloon e: “CHI E’ IL PADRONE DI QUESTO CESSO?!?” Nessuno scamperà al suo odio in una sequenza che ha fatto, sta facendo storia.
Clint rende omaggio al genere che lo ha reso famoso, lo resuscita ed allo stesso modo lo sotterra, senza pietà, e filma una metafora sulla società americana capace di fare impallidire il più fiero patriota.
L’unica cosa viva e rimasta intatta è l’amicizia tipica dell’epopea western, quella per cui vale una cieca vendetta, quella per cui il resto non conta, neanche l’idea di due figli lasciati soli in un’epoca in cui l’etica e la legge sono mangime per porci.
Fa notizia, questa volta, l’assegnazione di ben quattro premi Oscar ad un genere considerato morto e senza folla al botteghino: film, regia, montaggio, attore non protagonista (Hackman).

by Andrea Punzo (27/10/03)