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I TAROCCHI

Cosa mai saranno i Tarocchi? Un gioco di carte come tanti altri? Perché da sempre le loro strane figure affascinano la mente dell’uomo, con le loro suggestioni ed i loro misteri? Perché nel medioevo gli Stati bandivano questo gioco, inserendolo nella “black list” delle proibizioni? Oggi nessuno dubita sul ruolo di primo piano che i Tarocchi rivestono nell’ambito dell’esoterismo e, se quasi tutti hanno dimenticato le regole del gioco di carte, nessuno tralascia il carattere divinatorio delle sue immagini.
“Divinatorio” … cosa vuol dire? Divinare significa volgarmente “indovinare il futuro” e, del resto, i Tarocchi sono stati anche lo strumento privilegiato dagli zingari per ordire le loro truffe da indovini da strada. Ma la parola “divinare” lascia già intravedere un potere che non è di questo mondo: racchiude in sé la parola “Divino”; del resto, predire il futuro non è l’esercizio di una prerogativa non umana e riservata all’Onniveggente? …
Certo si noterà da quanti interrogativi, strani o consueti, è già costellata questa pagina introduttiva al mistero dei Tarocchi. Interrogativi che non possono essere spiegati e banalizzati, anche perché di una sostanza tale che non si lascia mai piegare all’esigenza del volgo comune, ma che può indurre uno spirito libero a lasciarsi alle spalle le gabbie delle consuetudini istituzionalizzate onde spingersi verso i cieli di una conoscenza delle cose nascoste e di una saggezza eterna, immutabile, superiore.

I Tarocchi, come si vedrà, si sono rivelati agli studiosi delle cose arcane, come i depositari di una sapienza archetipica le cui origini si perdono nel tempo, appena emergendo dalle acque misteriose della Tradizione, quel meraviglioso oceano sovratemporale da cui sono scaturiti tutti i miti, le misteriosofie e le religioni.
I Tarocchi hanno quindi un valore iniziatico appena intuito da Court De Gebelin che, nel suo monumentale “Il Mondo Primitivo” (1781), pervaso dagli entusiasmi del suo tempo, ne attribuì l’origine ai misteri dell’Antico Egitto. Su tale strada s’incamminò anche Eteilla, al secolo il parrucchiere Aliette, uno spirito più fantastico che giudizioso che, improvvisandosi con interessante fortuna nel ruolo di esoterista, proclamò che i Tarocchi non erano altro che il libro di Ermete-Thot. Sebbene si sia ancora ben lontani da una degna configurazione di questi misteriosi arcani, si può già intravedere da questi fanciulleschi tentativi definitori l’emergere di una comprensione dei Tarocchi quale via della conoscenza, un sentiero che conduce per le impervie e stupefacenti dimensioni del sapere e, quale via iniziatica, alla piena realizzazione dell’uomo nella sua essenza.

La centralità dei Tarocchi nel panorama delle scienze esoteriche la si deve senza dubbio ad Eliphas Levi, il grande occultista francese del XIX secolo, che con le sue opere ha costituito il fulcro della riviviscenza della magia nell’età contemporanea. La sua opera fondamentale “Il Dogma e Rituale dell’Alta Magia” (1856) appare immediatamente strutturata secondo l’articolazione del nostro meraviglioso gioco di carte, suddividendosi i due tomi in ventidue capitoli, quanti sono gli Arcani Maggiori nonché le lettere dell’alfabeto ebraico, la cui correlazione costituisce, per Levi, una ineluttabilità cabalistica, tesi in realtà contestata da altri studiosi di cabbalah ed in particolare dal grande ebraista G. Scholem che la definisce arbitraria.Polemiche erudite a parte, è proprio Eliphas Levi, e quindi i suoi epigoni, a sottolineare il valore iniziatico dei Tarocchi:
“E’ un'opera monumentale e singolare, semplice e forte come 1'architettura delle piramidi, e di conseguenza duratura quanto le piramidi stesse; un libro che riassume tutte le scienze, e le cui infinite combinazioni possono risolvere tutti i problemi; un libro che parla e fa pensare; ispiratore e regolatore di tutte le concezioni possibili; forse il capolavoro dello spirito umano, e senza alcun dubbio una delle cose più belle

che ci ha lasciato 1'Antichità; chiave universale, il cui nome e stato compreso e spiegato soltanto dallo scienziato illuminato Guillaume Postel; un testo unico i cui primi caratteri sono bastati a mandare in estasi lo spirito religioso di Saint-Martin, ed hanno reso la ragione al sublime e sventurato “Swedenborg” (“Dogma dell’Alta Magia”).
Soggiunge l’occultista francese, poi, nel suo “Rituale”:
“E’ un’autentica macchina filosofica che impedisce allo spirito di smarrirsi, pur lasciandogli l’iniziativa e la libertà; è la matematica applicata all’assoluto, è l’alleanza del positivo all’ideale, è una lotteria di pensieri tutti rigorosamente esatti come i numeri; è forse, infine, quanto il genio umano ha mai concepito di più semplice e Insieme di più grande”.
I Tarocchi quindi sono tutto questo: un gioco di carte, uno strumento di divinazione, uno specchio di meditazione, un viatico verso i grandi misteri.
La loro origine non è nota, alcuni autori, come Oswald Wirth, li fanno risalire alle Naibi, antiche carte da gioco italiane del XIV secolo che avevano anche uno scopo didattico tanto da essere addirittura raccomandate dai moralisti come Morelli, ma così come li conosciamo oggi risalgono almeno al 1600.
Anche l’origine del nome è sconosciuta: i profani l’attribuiscono dal nome del fiume Taro che attraverserebbe le terre del Nord Italia in cui sarebbe nato il gioco, ma proprio per il loro suddetto valore iniziatico si può invece fare riferimento ancora una volta all’insegnamento di Eliphas Levi; egli riconduce la parola TAROT a ROTA, lemma con cui il cabalista Postel interpreta il monogramma di Cristo che Costantino fece disegnare sul labaro del suo esercito prima della battaglia con Massenzio (“In Hoc Signo Vinces”) … ma approfondire l’argomento vuol dire sfiorare la definizione cabalistica dell’assoluto incomunicabile, di più non è quindi possibile dire!

I Tarocchi consistono di 78 carte suddivise in due gruppi: 22 carte definite Arcani Maggiori” chiamate anche Atout, nonché 56 carte chiamate Arcani Minori. Questi ultimi sono a loro volta divisi in quattro serie dette “semi” o “colori” che si ritrovano anche in altri giochi di carte: si tratta dei Bastoni, Coppe, Spade ed Ori a loro volta corrispondenti, nelle carte francesi e tedesche, rispettivamente ai Fiori, Cuori, Picche e Quadri. Ciascun seme conta quindi di 14 carte, costituite dalla serie numerica da 1 a 10 nonché quattro figure: Re, Regina, Cavaliere e Fante. Nulla nella numerologia dei Tarocchi è lasciato al caso e si vedrà, nei prossimi articoli, l’importanza delle corrispondenze dei valori e dei simboli.
Prima di procedere infatti alla conoscenza dei singoli Arcani, sarà importante vedere, sia pur velocemente e sommariamente, i rapporti che si possono rinvenire tra questo strumento di conoscenza e le altre branche del sapere occultistico, in modo da giungere ad una comprensione che, giammai esaustiva (non si può contenere l’oceano in un bicchiere), possa servire da stimolo per gettare uno sguardo verso nuovi ma eterni orizzonti.

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