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L'Acme Zone si è tenuto nel campo sportivo di Raiano (L'Aquila). All'interno dello spazio, oltre agli stand di ristoro, si trovavano quelli di "Opera IX", "Adimiron", "Rock Hard" e "Crash Magazine". L'Affluenza di pubblico, per essere il primo anno, è stata soddisfacente (almeno per noi che assistevamo), e salvo i vari problemi presenti in ogni evento di questo genere, anche l'organizzazione è stata buona.

La prima band ad esibirsi, e la più penalizzata, è stata quella degli Spellcraft (troverete a breve la recensione del loro ultimo lavoro sul sito n.d.r.). Purtroppo a causa del poco tempo a disposizione della band (a quanto mi hanno riferito due canzoni), ed essendo arrivato giusto quei 5 minuti dopo, non ho visto il loro live.

Dopo gli SpellCraft sono stati praticamente catapultati sul palco gli Athanor, che, sempre a causa dei problemi di tempo, sono stati l'unica bands a non eseguire il sound-check, oltre a non aver montato la loro atrezzatura. Nonostante questo comunque, velocizzando un poco i ritmi, il gruppo è riuscito a realizzare un buon live, eseguendo tutti e cinque i brani del loro ultimo cd, proponendo un black/death da massacro, senza troppi fronzoli ma d'impatto, suscitando l'interesse del pubblico.

Buono anche l'incitamento di Lord of War che è riuscito con poche frasi dette al momento oppurtuno, a conivolgere ulteriormente i presenti, che si sono lanciati in un bel pogo. Purtroppo il gruppo è stato tagliato all'inizio della loro sesta canzone, ma invece di uscire con le solite lamentele e comportamenti capricciosi, è uscito di scena ringraziando i presenti, mantenendo un comportamento molto corretto.

A seguire i Seventh Prophecy che, essendo inseriti all'ultimo nel bill, non avevano preparato un repertorio, o così ho capito io da quello che ha detto il cantante. Hanno quindi aperto il loro live con una cover degli In Falmes, a seguire è stato invitato sul palco Gianluca, cantante dei No More Fear e organizzatore del live, insieme a lui hanno

eseguito un loro brano dal sound decisamente heavy-death; il gruppo a poi proseguito con altre cover di In Flames e Dark Tranquillity.

Al che è stata la volta degli StillBirth, arrivati da Lecco. Dopo un po' di problemi il gruppo ha iniziato il suo live e, con un tripudio di bestemmie il cantante ha richiamato a se la gente che si era sparsa qua e la. La cosa che mi ha colpito della loro esibizione, è la diversità di generi proposta, ossia: nel sound-check il gruppo ha eseguito una canzone degli Hypocrisy, per l'into è stato usato un brano molto sinfonico mentre il genere proposto nel live è stato un death abbastanza incazzato. Buono comunque, nel complesso ...

A questo punto salgono sul palco gli Adimiron, che haimè mi hanno abbastanza deluso. Conoscendo il loro primo cd (del quale troverete la recensione tra breve sul sito n.d.r.), mi aspettavo molto di più.
Il live è partito dopo un lunghissimo ed ammorbante

sound-check di almeno una mezz'ora, che oltre a non aver gradito per nulla, ripensando alle bands precedenti che sono state tagliate, in particolare i poveri SpellCraft; non l'ho nemmeno capito, in quanto, dopo una prova tecnica di quella lunghezza, il loro suono avrebbe dovuto essere, quanto meno perfetto, mentre invece anche a livello di acustica, è stato il live peggiore. Come se non bastasse ad aumentare lo spreco di tempo si è aggiunto un lunghissimo intro, nel quale gli Adimiron sono scesi dal palco e vi sono risaliti, una frazione di secondo dopo, uno ad uno, con molta calma e luci soffuse, atto che ha lasciato il tempo che trovava, perchè non è stato davvero d'effetto, ma almeno a me è sembrato dimostrare una volta di più la mancanza di rispetto per i gruppi del festival, sia quelli prima che quelli che avrebbero suonato dopo la band. Per quanto riguarda la realizzazione effettiva del live, la cosa non è che sia andata in modo diverso. Quello che è saltato subito all'occhio (o all'orecchio) è stata la scarsa padronanza della tecnica musicale e del palcoscenico, nonchè la scarsa presenza scenica. In diverse occasioni, sopratutto in una pausa tra due brani (e non mi riferisco allo stacco per problemi tecnici) ho avuto l'impressione che la band non sapese che fare. I brani proposti, tratti anche dall'ultimo cd erano abbastanza dispersivi e poco omogenei, un misto tra un death alla In Flames e un sound alla Cradle of Filth, salvo qualche "palese" scopiazzamento ai brani dei Death, dei quali è stata eseguita anche una cover; nulla a che vedere con l'omogeneità ed il sound proposto nel cd precedente. Il gruppo ha chiuso con una cover dei Sepultura, ma credo che dovrebbe dedicarsi più alle proprie song che a quelle degli altri. Un live davvero negativo, meglio indubbiamnete il cd, almeno il primo.

Si cambia decisamente musica ( e mai detto fu più azzeccato) con gli Infernal Poetry. Ottimo live per questo gruppo, peccato solo per le tre interruzioni, dovute al sovracarico di tensione nel service, caduti proprio in tre momenti molto intensi, sopratutto il primo.

Il gruppo ha proposto un ottimo death attuale, molto tecnico e veloce, con infuenze alla Death (dei quali è stata realizzata anche una cover), nel quale non mancano inserti più melodici dati sopratutto dagli arpeggi del chitarrista. La cosa che mi ha colpito del gruppo è stata indubbiamente l'alta abilità tecnica (forse sottolineata dal live della band precedente), che non resta ovviamente pura tecnica, ma sta a supportare un'anima, un'idea, ed il prubblico questo lo percepisce benissimo vista l'esaltazione generale durante il loro live. Buona anche la presenza scenica del gruppo in generale, e in particolar modo del cantante che ha saputo tenere con padronanza il palco, instaurando un buon "dialogo" con il pubblico. Bravi!

A questo punto, come una cigliegina sulla torta arrivano gli Undertakers, capitanati da un sempre più prorompente ed ironico Enrico Giannone, che a colpi di battute, groul e smorfie, non può che attirare a se il pubblico, sia gli amanti del genere che gli altri. Cosa dire del gruppo che non abbia già detto in precedenza? (visto che ormai mi sono perso il conto dei loro live) non è facile, certo posso dire che ogni volta li trovo

migliori, il loro grind riesce a distinguersi dagli altri gruppi nazionali, se per molti gruppi non si riesce a riconoscere uno stile, con gli Undertakers questo non succede, il loro sound è riconoscibile fin dal primo battito di batteria, sempre più tecnica e veloce, e come non parlare poi della bravura di Enrico? La semplicità e la simpatia che sfoggia sul palco, non sono ovviamente le sue uniche doti, logico, se sei simpatico ma invece di cantare ragli, c'è poco da dire, Enrico invece la voce ce l'ha! e a differenza di tutti quei cantanti che nel loro groul usano le fatidiche "O" e "U", perchè più gutturali, attaccandosi la bocca al microfono o sparandoselo direttamente in gola, perchè diciamocelo "non ci arrivano"; lui non ha bisogno di trucchetti!
(dal pubblico: "Enrico spaccagli il culo!" - Enrico: "Dipende da quale!" - un uomo un mito!)

Per concludere ... Opera IX.
La mia curiosità, non avendo ancora avuto modo di ascoltarli con la nuova formazione, è andata alle stelle quando ho saputo che avrebbero partecipato all'Acme. Curiosità non solo soddisfatta, ma che mi ha lasciato un'ottima impressione.
Parto subito dall'inevitabile paragone "Flegias & Cadaveria" - "Madras & Taranis". Premetto che a me Flegias alla batteria

non è mai piaciuto, quindi se uno non ti piace, un batterista anche un pochino più bravo, sarebbe già stato un passo avanti, però questo a mio "sentire" è stato un gran passo avanti, in quanto ho trovato il nuovo batterista davvero capace; oltre a questo, avendo scovato per caso il gruppo ad un raduno celtico, ho scoperto che le basi di cornamusa usati nelle song sono eseguite dallo stesso Taranis, che vi assicuro è davvero in gamba, come il resto del gruppo (visto che anche in questi eventi lavorano insieme), infatti oltre alle sue doti, abbiamo scoperto anche quelle di Madras come percussionista. Ciò lasciava presagire la nuova compattezza del gruppo, e così è stato. L'attinenza e l'omogeneità del gruppo è a dir poco tangibile, ha differenza dei live con la precedente formazione, ho trovato il gruppo molto unito sopratutto a livello di spirito.
Il gruppo ha aperto il live con un mistico balletto (si veda il retro del loro ultimo cd per capire), presentando la loro esibizione come una vera "opera" teatrale e molto teatrale infatti è il nuovo spirito del gruppo, sostenuto anche dal nuovo Madras di notevole presenza scenica, che, quando non canta, articola i suoi movimenti usando una coreografia che rimanda a gesti rituali, teatralità la loro che comunque non cade nell'esagerazione, ma è calibrata a ciò che il gruppo vuole esprimere; cosa che si ritrova infatti anche nella composizione musicale. Il gruppo ha iniziato con alcune vecchie perle e ha presentato poi le nuove song nelle quali viene data maggior importanza alle tastiere, avvicinandosi quindi ad un genere più sinfonico e scostandosi dalla composizione più black dei primi lavori del gruppo.
Purtroppo non ho potuto assistere al live per intero a causa della distanza e della stanchezza che affliggeva chi doveva guidare, ma spero di rifarmi al più presto.

Indubbiamente l'Acme è stato un buon festival e dimosta che finalmente qualche cosa siè davvero mosso all'interno della scena underground italiana.
Speriamo di poter assistere alla II edizione.



by Veles