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Nella nostra isola sarda, fervida di talenti, le direzioni artistiche intraprese dalle giovani bands non ricadono assiduamente sulla vena estremista del filone death metal, anche se dobbiamo dire che molti di coloro che ci hanno provato e che tutt’ora ci provano non mancano e non sono mancati neanche in passato, ma il problema principale di queste realtà è sempre stato quello di esistere come casi isolati o che si manifestavano in situazioni consumate in una sola serata, all’interno magari di chissà quale festival.
Bisogna quindi scrupolosamente valutare ed apprezzare una band che sposa la causa di affrontare seriamente anche un discorso di incisione della propria musica in un ambiente ostico ed impervio come quello della nostra isola, in cui le condizioni necessarie per la realizzazione di qualsiasi prodotto artistico non sono sempre a portata di mano (anzi QUASI MAI! Parlando delle condizioni ottimali ovviamente … e non riferendoci ai casi standard!).
Per registrare certi tipi di musica è necessaria una competenza di un particolare livello e di una particolare esperienza, che non sempre sono i requisiti riscontrabili di primo acchito dove i musicisti vivono o comunque agiscono!
A titolo delle difficoltà dunque che una death metal band deve superare ho sentito tra le mani la vibrazione di un prodotto valido, quando ho potuto dare qualche ascolto (devo dire non solo uno, anzi parecchi e ripetuti!) a questo simpatico cd dal titolo esplicativo: “Decomposition”. E’ chiaro che dal nome della band al titolo del lavoro e all’insieme di tutte le sue sette tracce, i riferimenti impliciti ed espliciti tirano in ballo il death metal che rese famosi i maestri indiscussi dell’America più estrema degli anni Novanta, ed in particolare delle ultraconosciute bands della Florida brutale!
Sarebbe inutile che vi sparassi qui a bruciapelo un paio di nomi, visto che mi interessa invece entrare nel discorso compositivo e poetico della band in questione, il quale reputo di primaria importanza! Bene,… si parte con l’opener “Bloodletting” che non lascia dubbi dal primo secondo in cui l’aria viene impregnata dalle sue brulicanti e sanguinose note impazzite e schizzate fuori per la travolgente velocità! Un assalto continuo ed implacabile, molto interessante quando le chitarre entrano in una forte soluzione con effetto di sdoppiamento e poi ritornano assieme in una ritmica sempre più martellante! Possiamo anche pensare che parecchie delle strutture di tutta la release saranno impegnate su questo tipo di articolazione, per l’ascoltatore che le scoprirà mano mano nell’ambito dell’ascolto! Comunque anche per spendere due parole sulla seconda song si può notare che si sviluppa in un crescendo di ritmiche e voce sempre più aggressive e possenti! L’elemento che però riesce a catturare al meglio la mia attenzione è un piacevole e massacrante stacco thrash posto a metà che cattura una essenza particolarmente marcia ed allo stesso tempo inesorabile!
Forse avrei preferito, limitatamente e circoscrivendo il discorso al mio gusto personale, che le partiture di batteria venissero effettuate in modo meno intricato e con meno abbellimenti, ma chiunque potrà individuare una linea mastodontica del lavoro di pelli con grandi risultati soprattutto in precisione ed intensità!
Per quanto concerne la composizione del terzo brano si imposta qui un assetto molto più cadenzato ma non mancano assolutamente le parti tirate che mi hanno ricordato i Cannibal Corpse di “Bloodthirst”,e… dicendo così non posso che aumentare il livello di consenso per la linea generale, dato che cito un album di tutto rispetto, a me molto gradito! Procedendo si arriva a “Beyond Nothingness”, costruita come al solito molto bene ma che mi ha “preso di meno”, dato che introduce delle linee quasi melodiche in un contesto oscuro. “Infernal Requiem” adesso che si innesta per continuare a fluidificare la pasta compatta e decisa del gruppo, a rimarcare la loro passione per la musica veloce e caratterialmente impostata in cui il vocione di Daniele Pruner annuncia i più inesorabili massacri mentali! Il caratteristico incedere monolitico del gruppo che ho citato sopra come assonanza si ripete poi in modo evidente nel pestaggio della sesta song: “Barathrum” , in cui le chitarre dell’inizio affettano letteralmente i massi e poi si passa al consueto massacro di cadaveri da parte del mitragliatore percussionista di Raphael Saini e delle grosse sezioni ritmiche degli strumenti a corda! Il pezzo che conclude la release è rappresentato da una versione cantata in italiano del quinto pezzo, sempre “Infernal Requiem”, che acquista toni interessanti una volta che si è avuto modo di ascoltarlo numerose volte e di percepire la differenza tra l’idioma in italiano e quello inglese, ad un primo ascolto forse non troppo identificabile. In ogni caso meglio così, dato che l’impasto vocale sta già bene come è e non penso che ciò perturbi l’intensità di tutto il resto del costrutto anzi, …è stato quasi come una piccola caccia al tesoro tra questi feticci funerei! Molto forte, molto compatto… spero che continuino su questa linea e che facciano uscire anche delle altre cose a breve termine! Auguri per nuove decompositions…!
A.C.
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