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Album
cd 
Date
2006
Label
Fuel Records
Studio -
Artwork Marco Licata
Contacts www.alephmetal.org
Data rece 04-03-2007
Track List
01 The Fallen
02 Unfaithful
03 Depths
04 Mother Of All Nightmares
05 In Tenebra
06 The Fallen (Native Lyrics)
07 Acid Tears

ALEPH "IN TENEBRA"

Qui al debutto, gli Aleph propongono un heavy thrash tradizionale arricchito con sfumature progressive ed oscure. Una miscela sonora che solo grazie ad una buona padronanza tecnica e talento compositivo spiccato riuscerebbe nell'intento di impressionare positivamente. "In Tenebra", detto subito fuori dai denti, si fa valere su entrambi i fronti. Forse più sul piano strumentale che su quello compositivo visto che quest'ultimo non disdegna troppo di essere in parte derivativo, e non riesce fino in fondo a reggere la lunghezza eccessiva dei brani che a volte danno la sensazione di essere forzatamente "allungati" rispetto a quanto l'ispirazione avesse suggerito. Ma per come i brani sono strutturati ed interpretati (un ruolo non secondario lo gioca una certa drammaticità di fondo), il disco tiene il passo dall'inizio alla fine toccando il suo apice con i brani "Unfaithful" e "Mother Of All Nightmare" (titolo in inglese troppo "italianizzato"), in cui tutte le influenze finora evidenziate trovano equilibrio, ed in cui una forza evocativa soprendente si fa strada lungo la durata nonstante lo spettro di band come Opeth, Atheist e Dream Theater siano sempre dietro l'angolo. Merito sicuramente dell'intera band che riesce ad approcciare più generi in maniera personale grazie ad una attitudine passionale e sincera, e ad una partecipazione intensa come quella di Davide, vocalist, il quale passa da un registro sonoro all'altro con disinvoltura enfatizzando a dovere l'atmosfera dei brani. A dir poco lampante la sua somiglianza con Martin Walkyer, ex Skyclad, durante le parti più up-tempo di un disco che sa come farsi apprezzare, e che all'esordio mostra già tutte le potenzialità di un gruppo che con gli accorgimenti giusti (meno prolissità, e più arrangiamenti), potrà farsi valere anche oltreconfine. Molto bella la copertina (un ponte affascina sempre), decente la produzione (un po' troppo retrò), ed un monicker di un certo peso (da "L'Aleph" di Borges) completano quella che possiamo a tutti gli effeti etichettare come una band quadrata dal futuro spianato.

Andrea Punzo