Devo ammettere che un certo tipo di band non mi attira particolarmente nell'ultimo periodo, perchè forse non mi ha mai attirato più di tanto. Non posso dire di aver sempre tralasciato tali generi (new metal, post metal, rap metal, metal core!), anzi... ma ultimamente mi piace ascoltare black metal, thrash metal e war metal. Francamente questo non mi sembra il caso degli Eminence, anzi non lo è punto e basta. Fatta questa premessa che ritenevo particolarmente importante per inquadrare il mio parere sulla band in questione, posso dire a loro favore che non sono una band da sottovalutare. Il loro sentiero ripercorre le basi del post-thrash, quello dei vecchi Machine Head e qualche accenno ai Sepultura dell'epoca mediana.
La produzione del navigato Neil Kernon non lascia adito ai dubbi sulla compattezza della resa sonora e sulla sua aggressività ma nel corso del cd potrete trovare anche numerosi spunti melodici, tendenti al rock metal ed allo sludge core. Dalla formazione in cui milita l'ex-Sepultura Jairo però mi sarei aspettato qualcosa di più. Anche se, considerando i proseliti di alcuni grandi musicisti di dieci o quindici anni fa, non c'è da sperare nel meglio, specialmente se il motivo deve essere quello di basarsi solamente su una carriera passata!
Per venire al disco, che non fornisce tanti spunti da poterne parlare dilungatamente, si può notare l'omogeneità del suo percorso ed in essa non intravedo una qualità positiva; tutt'altro. Dico questo perchè probabilmente il genere musicale prevede una creatività che esuli dai “tradizionalismi” classicamente intesi, invece gli Eminence si tuffano nella omologazione delle possibilità creative. O più marginalmente potrebbe trattarsi della mia incapacità a filtrare certi archetipi musicali, ma, come al solito, sarete voi ascoltatori a stabilire la qualità del prodotto una volta assimilato!
Dopo la cibernetica introduzione “B.O.H.1”, si fa strada il primo brano, costruito sulla sua massiccia sezione ritmica, ben pompata. Si chiama “Evolution” e non manca di soddisfare gli amanti dei muri di chitarra compressi allo spasimo. Alcuni fraseggi vocali ricordano addirittura Napalm Death e Fear Factory per la lorò serialità sintetica! Il brano potrebbe facilmente introdurre un possibile live gig per coinvolgere la folla nel baccano e nell'agitazione! Le successive quindici tracce, niente di meno, si sviluppano su questo stesso tipo di sonorità e non aggiungono nulla di particolare all'inventiva ed alla creatività. Appena poco fuori dal contesto ripetitivo potrebbe dirsi la più tirata titletrack, “Humanology”, ma il cantato scimmiotta certi stilemi del new metal. Proprio per questo faccio quasi finta di non sentirlo. Non mi sembra che le strutture siano nemmeno troppo complicate ma ciò che lascia indispettiti è la ripetitività e la somiglianza tra i ritmi cadenzati e regolari delle incisioni.
La mia critica è semplicemente rivolta ad arricchire la resa della musica degli Eminence, visto che i presupposti ci sono tutti per sfruttare le loro possibilità al massimo senza risparmiare nemmeno estremismi più accesi!
Non credo di potervi consigliare il prodotto di questi quattro americani come un possibile acquisto... ma se dovete per forza ascoltare post metal, potreste individuarli come scelta azzeccata.
A.C. |