In questo disco, il primo della carriera dei Sardi Arcana Coelestia, è possibile ascoltare un ibrido di doom e black metal, che funge da colonna sonora alla narrazione di un concept inerente alla personalità del drammaturgo e scrittore svedese August Strindberg.
Un disco che vede le proprie potenzialità soffocate per lo più dalle grandi pretese di cui è ammantato.
La proposta musicale in questione, infatti, insiste prepotentemente nel voler a tutti i costi ricalcare un'impronta sperimentale ed avanguardistica, che poi, in realtà, si riduce per tutta la durata del disco ad un incessante sottofondo di suoni di tastiera sintetizzati e filtrati che vorrebbero negli intenti conferire alle canzoni dei connotati ambient. In questo modo, l'attenzione viene distolta dalla parte strettamente strumentale, su cui a mio parere il gruppo avrebbe dovuto lavorare con più attenzione se davvero l'intenzione era quela di uscire fuori dagli schemi.
A parte i già citati suoni, infatti, di sperimentale ed avanguardistico in questo album non c'è molto altro, gli altri strumenti seguono dettami abbastanza canonici e l'andamento dei brani non rappresenta nulla di particolarmente straordinario o innovativo per i generi a cui fa riferimento.
Ovviamente non è tassativo rispondere a questi requisiti per fare buona musica, infatti sono convinta che se i nostri avessero accantonato gli altisonanti propositi per dedicarsi unicamente alla creazione di un sano e onesto doom black metal come meglio riusciva loro, il risultato sarebbe stato senz'altro più sincero ed apprezzabile, nonchè riuscito.
I brani, inoltre, non mostrano sostanziali differenze nè al loro interno nè tra loro stessi, pertanto è difficile terminare l'ascolto del disco senza qualche sbadiglio, senza contare che i succitati suoni campionati già dal secondo pezzo si fanno prevedibili (permangono identici dall'inizio alla fine del disco) e dal terzo addirittura irritanti. Non so, ora fate un po' voi.
Hagalaz
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