Gli Alcest non sono altro che una one man band francese portata avanti da Neige, già visto e sentito all'azione con Peste Noire, Forgotten Woods ed altre formazioni orbitanti nell'underground black metal. Sebbene gli altri gruppi in cui milita seguano per l'appunto chi più chi meno questa direzione musicale, il suo progetto solista risulta al contrario arduo da inquadrare in un ambito preciso.
Come definire il genere proposto dal nostro in questa piccola gemma sonora? Black Metal? Il riffing a zanzara c'è, ma reinterpretato in un'ottica mai adottata prima: non è la malignità e nemmeno la cupezza a dettare il feeling di questo disco, bensì un sognante sentimento di malinconia nostalgica che certo non è proprio delle formazioni black metal che conosciamo.
Doom metal? certo, i tempi d'esecuzione sono relativamente lenti e rilassati (se escludiamo la timida e fugace comparsata di un blast in "Les Iris"), ma le tinte fosche proprie di questo genere sono lontane anni luce da quanto si può sentire in questo album.
Folk? Certo, le canzoni sono spesso e volentieri contrassegnate da delicate chitarre acustiche, come ad esempio nella title - track, ed in 'Tir Nan Og', delle percussioni di vaga ascendenza celtica (come il titolo) donano al pezzo connotati quasi esotici, ma non è nemmeno questo il caso.
Ogni tentativo di confinare questo disco si risolverebbe in una patetica e ridicola accozzaglia di etichette, così, è meglio che sia la musica stessa di Neige a parlare, o, almeno, la sua viva voce dal timbro vellutato, a cui si somma il suggestivo effetto creato dal suadente uso del francese. Non a caso, l'album è uscito per la cult label tedesca Prophecy Productions, etichetta che notoriamente punta ad assicurarsi release contraddistinte da una spiccata personalità, espressività e classe. Molti già apprezzano questo disco in virtù della melodia che lo permea, ma pochi sono o sarebbero in grado di coglierne l'essenza intima e profonda. Se pensate di essere tra questi, non attendete oltre.
Perfetto!
Hagalaz
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