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Album
CD
Date
1998
Label
Red Stream
Distribution -
Promotion -
Studios -
Artwork Ted Tringo - Paul Kuhr
Contact http://www.myspace.com/bethlehemasylum
Track List
1. Durch befleckte Beruhrung meiner Nemesis
2. Du sollst dich Toten
3. Gestern starb ich schon heute
4. Teufelverruckt Gottdreizehn
5. Tote weike Marder
6. Nexus
7. Luftstehs'lblah
8. Als Ich Noch Caulerpa Taxifolia erbrach
9. Tod ist weicher Stuhl in gar Fleischlos'Gift
BETHLEHEM 'SARDONISHER UNTERGANG IN ZEICHEN IRRELIGIOSER DARBIETUNG'

I Bethlehem sono stati, durante la loro fase di massima espressività creativa, la punta di diamante del sottobosco underground tedesco. Il disco che mi accingo a recensire rappresenta la loro terza prova in studio, e porta il (chilometrico) titolo di "Sardonischer Untergang im Zeichen irreligiöser Darbietung", anche se la sigla "SUiZiD" (la traduzione credo non sia necessaria) usata nel booklet come abbreviazione mi pare abbastanza calzante.
"SUiZiD" è infatti il disco più visionario, schizofrenico e malato che la storia del metal estremo ricordi, puro disagio mentale messo in musica. Proprio per questa ragione, il termine doom - black è da prendere con le pinze, trattandosi di un'opera abbastanza peculiare e fuori dagli schemi, soprattutto quelli della forma - canzone.
Tanto per cominciare, il doom ed il black metal non sono fusi in maniera omogenea, ma si rincorrono alternandosi durante tutta la durata del disco in maniera istintiva e contorta, dando origine a brani strutturalmente imprevedibili e psicotici che paiono (e forse lo sono...) partoriti dalla mente di un folle. Difficile dare una descrizione dettagliata senza perdere io stessa il filo del discorso: il feeling stesso di questo album passa da momenti in cui sono i tempi rallentati e sfibranti ad esprimere un mood funereo e suicida, ad altri dove sono il marciume e la furia del black metal a farla da padrone, sino a brevi sprazzi di speranza dove fa la sua comparsa un riffing melodico e disperato accostabile ai primi Katatonia (! Questo tanto per darvi l'idea di quanto è variegato il disco); per non parlare dell'elenco sterminato di rumori ambigui ed inquietanti (ticchettìo di orologi, forbici, un pendolo, stridìi e scricchiolìi vari, boati, campane), ma, soprattutto, delle vocals, da sempre marchio di fabbrica dei Nostri.
A dividersi le linee vocali troviamo in questo album ben due singer, uniti dal denominatore comune di una grande espressività vocale votata al malessere e alla schizofrenia. Le vocals maschili, predominanti, oscillano dal growl a parti più propriamente urlate e sofferte. Il secondo singer, invece, è nientemeno che una donna: la straordinaria Cathrin Campen, autrice di una performance a dir poco agghiacciante (dimenticatevi pure Angela Gossow) comprendente inquietanti e teatrali spoken - words ("Teufelverruckt Gottdreizehn"), urla stridule e dilanianti ("Du sollst dich Toten"), pianti e gemiti angosciosi e disperati ("Als Ich Noch Caulerpa Taxifolia erbrach") ed impressionanti growls ("Luftstehs'lblah").
Ottimo anche l'operato del drummer, che non si tira certo indietro quando è il momento di sfoderare qualche tocco di classe o persino di stare fermo ("Nexus"). Purtroppo inspiegabilmente la tracklist ha inizio col pezzo più insipido dell'intero platter, e cioè "Durch befleckte Beruhrung meiner Nemesis", canzone che non rende giustizia agli standard espressivi del disco.

Un disco che comunque, da qualsiasi prospettiva lo si guardi, resta un devastante monumento alla pazzia, una perla nera che tutte le band dovrebbero andarsi a ripassare. Specie quelle che vorrbbero suonare depressive ma che invece riescono solo a sembrare deprimenti per la drammatica carenza di idee che sfoggiano senza pudore alcuno.

Hagalaz