“Non provate a paragonarli con un altra band”, riporta il flyer della Of Crawling Shadows Records. Ed effettivamente si troverà a disagio colui che vorrà effettuare qualsiasi confronto tra i Christicide ed altri attuali black metal combos. O forse preferirei asserire che potrà ravvisare nella loro musica una soluzione dove sono mescolate diverse influenze che non permettono di risalire ai classici gruppi capostipite di questo o quel genere.
L'album si apre con un tremendo assalto di black metal velocissimo e spietato che non cesserà nella sua intensità per tutta la durata della produzione. Il riffing delle chitarre è spesso lineare ed assomiglia ad una trivella che vi perfora la carne mentre i patterns di batteria procedono incuranti dei mali irreparabili che provocano nel loro incedere. Cosa si può pensare se non che al giorno d'oggi faccia piacere vedere una band così estrema e coerente. Mentre la maggior parte del mercato estremo si dirige e si atteggia alla formula che potrebbe raccogliere più consensi e fa di tutto per cavare l'olio dai sassi (chi ha orecchie per intendere intenda!), i Christicide, assassini dal nichilismo venato della devianza tipica delle bands Francesi, filano un tessuto mortuario sul quale le macchie scarlatte del sangue si moltiplicano all'infinito. Un tessuto di black metal robusto come pochissimi riescono a costruirlo, un massacro con le accellerate degli schizofrenici quando sono in preda al panico e vogliono essere protagonisti della loro furia omicida. Formazione da quartetto d'archi, non quelli orchestrali ... ma quelli che sparano i dardi dritti al cuore ed esso si frantuma provocando il dilagare dell'aneurisma intrerno, quartetto di true blacksters. E' proprio il caso di utilizzare il termine “true” anche se il tempo lo ha lacerato e privato di qualsiasi valore. E' il famoso caso nel quale un musicista suona ciò che più gli piace e vi assicuro che questo fatto si sente a pelle.
Non sono necessarie recensioni o giudizi aggiuntivi.
Sperimentate il martirio!
A.C.
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