Son molto
contento e devo dire che un numero sempre maggiore di gruppi
si presta ad instaurare un rapporto di continuità con
la nostra webzine! Stavolta tocca nuovamente ai Delyria, già
sentiti dal sottoscritto in merito al mai abbastanza decantato
“Tales From
My Abyss”.
Per spiegare come inquadro il percorso intrapreso dalla band
lasciatemi dedicare un cenno al precedente lavoro, di alta riuscita
ed ottima fattura. Il mini in questione mi aveva colpito per
la sua genuinità e verve “sanguigna” che,
ormai, ritrovo in pochissime bands. Un lavoro che sicuramente
era figlio del contesto underground (quello italiano, più
sudato e travagliato, se vogliamo anche!) e non ci teneva a
nasconderlo: ecco la cosa che mi piaceva così tanto di
“Tales...”.
Con “Regression In Mind” la band ha fatto il salto
di qualità! I Delyria hanno così portato il tutto
ad un livello superiore e lo hanno fatto sotto tutti i profili
e punti di vista immaginabili. Nella consueta normalità
delle cose, questo processo, rappresenta una miglioria, per
chiunque lo noti (addetti ai lavori e non). Per il sottoscritto
invece la cosa non è così del tutto automatica,
eheeh!! son complicato, si lo so ... ma, pazienza.
Torniamo però al disco. Dunque, un album che, nel suo
genere, avrà pochi rivali. La cura del progetto, come
cercavo di dire pocanzi, è stata rivolta minuziosamente
a tutti gli aspetti, senza esclusione di colpi: esecuzione,
scelta dei suoni, produzioni. E forse è questo il punto
sul quale verte il mio discorso. Credo che forse (onestamente
per un parere unicamente personale, e non me ne abbia la band
che stimo del tutto!), forse tutta questa cura estrema verso
i dettagli abbia fatto perdere un pizzico di brutalità
alla band. Però che dire, ho certamente apprezzato molto
la voglia di spingere la cura delle cose su un livello più
alto. La potenza di chitarre secchissime aiuta a non far ricadere
i brani nel modo del “già sentito” oppure
del “questo suona così alla...”. Forse solo
in qualche caso mi hanno ricordato gli At The Gates delle fasi
migliori. Sempre in merito alle chitarre potrò comunque
subito avvertire come abbiano assunto disparate sfumature melodiche,
che piaceranno ai più! Inoltre ho potuto apprezzare ancora
più fortemente brani d'impatto come “Engreved in
a web of hate”, senza dubbio una delle mie favorite!
Dei Delyria mi piace il taglio 'thrashing' che non viene mai
a calare, ed è anche per questo che il loro metal mantiene
la tensione sempre alta, al punto giusto. Forte la prova del
cantante Andrea che appunto aiuta tale tensione a non perdere
in fatto di carica e continuità. Altra cosa di cui mi
son compiaciuto è che, alcune influenze Sodom-iane si
erano già lette nel precedente Ep e, su brani come “Eulogy”,
se ne risente la presenza, forse anche se non così diretta
e frontale o udibile a tutti (ovviamente parlo di ciò
che sottende alla struttura ritmica dei riffs/refrains e non
alla loro radice timbrica). Poi diremo anche che un pò
tutti gli strumentisti ci hanno dato dentro e questo non guasta
mai!
Beh, che altro aggiungere ... Niente se non di farli vostri
alla prima occasione e sbattere la testa ai loro concerti ubriachi
da folate di NAPALM!
A.C.
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