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BLACK TWILIGHT "THE SOLITUDE OF BEING" - 2002
 
Dopo due demotape accolti con successo dalla critica ecco che arriva il primo CD per questi ragazzi, il sound proposto è un misto di atmosfere gotiche e riff ora più oscuri ora più progressivi, in sostanza un dark/gothic metal. Sebbene non sono un estimatore dei gruppi gothic che fanno uso di vocioni profondi questa volta mi sono dovuto ricredere, il sentimento di depressione che la voce riesce a trasmettere è in perfetta armonia con la malinconia delle note, un’armonia triste che a volte riesce a far davvero gelare il sangue.
Premetto che a mio avviso questo cd è un piccolo capolavoro anche se non completamente esente da pecche (una sola a dir la verità che analizzerò in seguito) quindi ve ne consiglio caldamente l’acquisto, qui di seguito mi limiterò a citare le tracce che spiccano particolarmente:
L’ opener (Winter Fog) inizia con un buon minutino solo strumentale che crea un’atmosfera che degnamente ci introduce al corpo vero e proprio della song, caratterizzata da un classico ritmo lento e cadenzato che opprime e accompagna la buona performance vocale, buone anche le parti di chitarre con riff pesanti e ben arrangiati.
La seconda, e secondo me più bella, song dell’album è Darkness (e non Midnight Sun come sembrerebbe indicare il booklet) è caratterizzata da un buon lavoro dietro le chitarre, ottimi pattern di grancassa (frutto del lavoro di Leo Azzali) e azzeccatissime parti di tastiera (eseguite da Robby Bianchi), e come ciliegina sulla torta troviamo il “Darkness” cantato con voce distorta che tinge a colori un po’ più forti la song esprimendo una rabbia malinconica, trovata questa che eleva la canzone ad un gradino più in alto rispetto alle altre.
Altro grande lavoro è “Am I Bleeding” dove le chitarre (curate da Ivan Torelli) abbandonano un po’ i riffoni classici per spostarsi su sonorità un po’ più vicine al rock, qui troviamo anche un ben riuscito duetto tra la voce del cantante ed un’altra dal timbro più alto e che sinceramente non so di chi sia, la canzone riprende canoni più tradizionali quando, dopo la parte cantata dalla seconda voce termina, riattacca quella più aggressiva del cantante e riprendono i riff gonfi e cadenzati, accompagnati da suoni elettronici forse non troppo necessari ma che comunque non stonano nel contesto.
Altra nota di merito va a “Colours and Tears” dove compare ancora una volta la seconda voce, una voce femminile che riesce ad accostarsi ottimamente alla voce profonda di Marco Massarenti (Voce e basso) e che forse secondo me si poteva sfruttare di più, ma qui è questione di gusti ;)
Diciamo chel’album nel complesso è decisamente ad un buon livello, nulla da eccepire a livello tecnico, perfettamente registrato, profondo, malinconico e coinvolgente, l’unica pecca a cui facevo riferimento all’inizio della recensione è la monotonia delle parti vocali, diciamo che lo schema dei testi e lo stile con cui sono cantati (le accentature, la ritmica ecc) sono molto simili in molte canzoni (forse anche perché sono stati composti metà dal cantante/bassista e metà da Gabriel Agnetti e quindi hanno tutti uno stile comune) , questo va un po’ a discapito del risultato finale che risulta un po’ piatto. In conclusione posso affermare che non è ancora ora di gridare al miracolo ma sicuramente questo è un album che, per gli amanti del genere, può essere motivo di vanto (essendo gli autori connazionali :p), spero che continuino sulla buona strada visto che band valide di questo genere ce ne sono poche, soprattutto provenienti dal belpaese, e questi padovani potrebbero presto diventare un’eccezione ;)

Piccola curiosità se vi interessa, non seguite l’ordine delle song presente nel booklet perché non è quello (in pratica hanno messo dei testi di song che venivano dopo in posizione numerica precedente) :D
La Tracklist corretta è:

1) Winter Fog
2) Darkness
3) Midnight Sun
4) After the Rain
5) Am I Bleeding?
6) (Instrumental Only)
7) Glowing Eyes
8) Colours and Tears
9) Cold Sunday rust


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