English Version - Home - Recensioni - Articoli - Outbreak Of Sickness - Art Gallery - Eventi

 

AMNESIA "AMNESIA" - 2004
 

Quartetto toscano, precisamente formatosi a Firenze nel 2001. Una di quelle band di difficile catalogazione in quanto la direzione musicale non è identificabile in un unico filone o sottogenere.
Come giustamente si nota dalla loro biografia, fanno del thrash un movimento base all’interno del quale fanno seguire incursioni ed idee strumentali accostabili a sonorità quali il metal classico e l’hard rock a stelle e strisce. Infatti, ritmiche sincopate ed up tempo, break e ripartenze, guitarwork che si mimetizza a seconda del genere proposto, ora cromato ora grezzo e spietato, presenza di tastiere all’occorrenza. Se ci aggiungete anche brevi intermezzi sperimentali, il sound, allora, risulta più che completo.
Senza dubbio i quattro esprimono il meglio sia a livello qualitativo sia tecnico nella seconda traccia, “They Hold The Key (Red Zone), articolata e possente, in cui l’ombra dei Metallica è si presente ma ospitata con personalità ed intervallata da ricami e scale di chitarra che donano quel tocco atipico all’intera struttura del brano. Sulla stessa falsa riga, ma più diretta e classicheggiante, si muove anche l’opener “Speedfire”, mentre “Stay” cambia totalmente il registro e si mostra come un pezzo di puro hard rock che, purtroppo, tira per le lunghe e non convince nella prestazione vocale di Amerigo Balatri(poco incisiva ed anonima, a dispetto di quando “ringhia” ottimamente nei brani più pesanti), e nella fughe strumentali a metà song che non legano risultando un po’ sconclusionate.
Con “Eclipse Dimension” si ritorna a picchiare duro, ma questa volta a farla da padrone e il metal classico spaziato da break thrashy e da linee vocali (vedi chorus) melodiche ed orecchiabili.
Conclude il lavoro una buona cover di “Girls, Girls, Girls” dei Motley Crue, a dimostrazione del fatto di quanto questi gli Amnesia siano in grado di affrontare ed interpretare trasversalmente gran parte del panorama del rock duro. Magari smorzando i pochi difetti e smussando qualche minuto(lunghezza) alle proprie composizioni, potremmo anche sentirne parlare in futuro in un ambito meno ristretto qual è l’underground nostrano. Promossi con ottimi voti

Andrea Punzo

http://www.amnesiazone.it/