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Le sonorità che Pineschi riesce a tirar fuori da synths e campionatori
sono davvero interessanti.
Se la intro può inizialmente far pensare a qualcosa di estremo
che, coerentemente al titolo, intende sanzionare severamente lindomito
ascoltatore, in realtà lo sviluppo progressivo dei brani è
assolutamente estatico, cosmico, surreale.
Indubbiamente il musicista, ben lungi da una pedissequa sequela di stilemi
triti e ritriti, dando libero sfogo agli impulsi emotivi di una immaginazione
svincolata dal razionale, conduce lascoltatore lungo un percorso
astrale svuotato di ogni materialità.
Il suono elettronico è solo il mezzo che dissolve il contingente
spalancando la porta della dimensione infinita in cui si perde ogni tangibilità.
Linflusso dei corrieri cosmici tedeschi (Tangerine Dream,
o soprattutto i primi Popol Vuh) è decisamente percettibile: gli
stati allucinatori evocati dai suoni che spaziano nel contesto ambientale
ricordano il prog allacido lisergico degli anni 70, anche
se le soluzioni creative restano abbastanza personali e caratterizzate
da un maggior senso di angoscia tipico di questo inizio di terzo millennio.
Consigliato a chi piace perdersi nel vuoto di impalpabili mondi immaginari
S*Tox
avanguardiadellanima@virgilio.it
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